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GIGI FÜR IMMER...GIGI PER SEMPRE

08 nov 2023

La #11FREUNDE, rivista tedesca d'approfondimento sul calcio tra le più cool d'Europa, sul numero di novembre ha dedicato un reportage su Gigi Fresco e la Virtus Verona. La troupe ha trascorso due giorni al Gavagnin-Nocini, vivendo il dietro le quinte del presidente-allenatore rossoblù e della sua squadra in occasione della sfida casalinga con il LR Vicenza.

Il titolo? GIGI PER SEMPRE

Vielen Dank 11 Freunde

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GIGI FÜR IMMER

11Freunde (Nov 2023)

Come saluto, una stretta di mano e un doppio bacio. A destra, a sinistra, all’italiana. Ma quel che sorprende è che 36 ore prima d’incontrare Luigi “Gigi” Fresco è difficile pensare che l’allenatore e presidente della Virtus Verona, squadra di Serie C, sia realmente entusiasta di una visita dalla Germania poco prima di una partita importante. Anche se Paolo Sacchi, ufficio stampa ed enciclopedia ambulante del club, aveva anticipato che il suo capo era effettivamente orgoglioso del nostro arrivo. Fresco, che in realtà tutti chiamano semplicemente Gigi, è diventato da tempo il monumento di sé stesso. Dal 1982 ha in un doppio ruolo di leadership. I 41 anni da allenatore, 3,72 volte di più di Christian Streich, sono da record del mondo. Per questo la Federcalcio italiana “FIGC” dovrà assegnargli presto un fantastico premio chiamato “Panchina d'Oro”. Il che ci porta a farci alcune domande. Ad esempio: chi ha inventato la “Panchina d’Oro”? E, cosa più importante, come si fa a durare così a lungo? Come gestisci 41 anni contemporaneamente da allenatore e presidente di un club? E a proposito, come si arriva a entrare nella storia con un successo sportivo così, da record?

Una volta arrivati a Borgo Venezia, il quartiere di Verona dove ha sede la Virtus, fondata nel 1921, una prima risposta emerge subito. Il quartiere è qualcosa di davvero diversa dall’immagine che si ha nel mondo di Verona, del suo centro storico da cartolina, tra antichità e Rinascimento. Borgo Venezia, un tempo campagna, è più lontana dalla dolce vita di quanto Kassel lo sia dal mare, ed è caratterizzato da edifici popolari costruiti negli anni Sessanta, più alti che belli. Chi nasce qui o vuole andarsene velocemente oppure non andarsene mai. Come Gigi.

Ha ricevuto richieste da parte di altri club, dice, mentre parla con noi, davanti al bar poco lontano dai campi dal centro sportivo del club. Pantaloncini, polo, divisa da ginnastica. Stan Smith ai piedi, orologio digitale al braccio. Un linguaggio del corpo come un giardino Zen. Non è esattamente nell'aria che una partita importante inizierà tra nove ore. Gigi parla piuttosto piano, con una modulazione appena percettibile nella sua voce. Come se fosse semplicemente il cronista della propria vita. Espresso e Diet Coke davanti. Il cartello dei gelati sullo sfondo. Occhi piccoli, svegli come quelli di un bambino, che in ogni momento è felice del mondo e delle sue possibilità. Per anni è stato dirigente in una scuola. Ora è solo Virtus. Alzarsi presto, cenare tardi. Raramente prima delle 22:00. Quasi sempre nello stesso ristorante, gestito da un suo ex giocatore.

Gigi ama la routine. Forse è per questo che non ha mai voluto andarsene. Nonostante le offerte. Ne ha ricevute alcune. Perché chiunque in fondo sa quanto possa essere inutile lo sforzo di chiederglielo. Dovevano sapere che Gigi non avrebbe mai abbandonato la sua Virtus per fare una rapida crescita personale. Chi lascerebbe mai la propria famiglia, soprattutto quando il sole splende quasi sempre su di lei?

Tutto comincia nel 1970. Gigi ha nove anni e inizia a giocare nelle giovanili del club. A 13 anni è diventato allenatore delle giovanili per bambini di sette anni. A 15 anni assume il ruolo di allenatore dei “Pulcini” tra i nove e i undici anni. Rimangono imbattuti per quattro anni e vincono trofei. Anche allora si affida ad un lavoro meticoloso e dettagliato e alla convinzione che ogni giocatore possa continuare a migliorare in qualsiasi momento. Gigi dice: “Basta non pensare troppo alla tattica. È meglio affinare la tua tecnica. Gioca e basta. Fare meno, ma farlo bene". Soprattutto i tifosi allo stadio e i membri del suo staff dicono all'unisono che Gigi sa formare squadre come nessun altro. Lo dice Paolo Sacchi, responsabile comunicazione che collaborava per l'ormai defunto club di serie A del Chievo Verona, che Gigi ha inventato il team building prima ancora che esistesse il termine.

A 18 anni Fresco diventa responsabile del reparto giovanile. Tre anni dopo, diventa presidente del club. Poco prima era stato nominato allenatore della prima squadra. All'epoca erano impegnati nella battaglia per la retrocessione della “Seconda Categoria”, la penultima divisione del campionato italiano. Ottiene cinque punti nelle ultime quattro partite e batte la capolista. La squadra però non si salva e scende in “Terza Categoria”, il gradino più basso di tutti. Da lì inizia il vero lavoro. Da lì inizia la salita. Lenta ma stabile. Nel 2018, 36 anni dopo, la Virtus arriva finalmente in Serie C. Terza lega. Calcio professionistico. E nel mezzo? La vita. La follia. Gigi.

“Gigi è Gesù e Che Guevara”, dice Enrico de Angelis. Il 55enne è cantante e co-fondatore dei “Los Fastidios”, uno dei gruppi punk rock italiani più noti. Uno skinhead magro con un sorriso permanente, si può dire che abbia la resistenza per circa 120 date di concerti in tutta Europa all'anno. Un antifascista giurato. Tifoso giurato della Virtus. Ha scritto canzoni in onore di Gigi (“El Presidente”). Si è sposato allo stadio, nel Gavagnin-Nocini. Lì dove aprì i battenti per la prima volta nel 2006, dopo la promozione in quinta divisione e se ne innamorò all'improvviso. Su uno striscione e sulle maglie dello staff tecnico c'era scritto “Hasta la victoria Siempre”. La famosa formula di saluto e combattimento di Che Guevera. I messaggi politici, dicevano i critici, non avevano posto nel calcio. E Gigi, che vuole vincere, ricorda che in fondo quella frase descrive quella che è l’ambizione sportiva nello sport.

Nell'appartamento di Gigi diventa evidente che questa è almeno solo metà della verità. Uno spazio piccolo al primo piano del complesso di appartamenti di quattro piani con cemento a vista stile anni '60, che dista due minuti dallo stadio. Un piccolo soggiorno, forse 20 mq, che è anche cucina ed è abbastanza disordinato, una camera da letto, un balcone. È come se vivesse una versione leggermente rivista del film di Nanni Moretti "Palombella rossa", in cui l'attore principale sembra praticare il suo sport soprattutto perché riesce a riflettere meglio sulla lotta del proletariato a bordo piscina. Alle pareti di Gigi c'è una foto di Fidel Castro e Che Guevara, una stampa d'arte del famoso quadro di lotta operaia di Pellizza da Volpedo "Il Quarto Stato", i due certificati per le sue licenze UEFA Pro, le foto delle sue squadre e di Damiano Tommasi (25 partite con la nazionale italiana) e Roberto Baggio (56 presenze). Gli ultimi due autografati. Con Baggio, il “divin codino”, hanno formato un carpool durante un corso per la licenza Uefa, durante il quale Gigi avrebbe parlato molto e Baggio pochissimo. Per la gioia di entrambi, che sono diventati amici. Da Tommasi, eletto sindaco nel 2022 contro ogni aspettativa in una Verona altrimenti di destra, con cui ha portato avanti tanti progetti apprezzati.

Gigi viaggia sempre con le sue squadre. Durante la stagione in passato andavano sempre in vacanza. Sono stati in tutta Europa. Quando ne parla, lo fa quasi in modo contabile. Anni seguiti dai nomi dei luoghi. Come se fosse del tutto normale ricordare ogni dettaglio. Viaggi di cinque o sei giorni, completati da partite amichevoli, incontri e nuovi contatti, per vedere il mondo e lo stato in cui è. Ma soprattutto: aiuto. In Kosovo, in Albania, in Bosnia. Per consegnare donazioni, offrire intrattenimento, sostenere progetti di costruzione. In estate, andavano lontano. Brasile, Tunisia, Tailandia, Colombia, Messico, Repubblica Dominicana e ancora e ancora: Cuba. Con 300 chilogrammi di medicinali nel bagaglio. Talmente tanti che una volta provocò un po' di confusione all'aeroporto di L'Avana tanto che quasi arrestano Gigi. Che desiderava soprattutto una cosa: incontrare Fidel. Un incontro da presidente a presidente. Ma non ci riuscì. Lui ci spiega tutto, in modo così naturale e coerente che non hai nemmeno la possibilità di chiederglielo. È più una lezione che una conversazione. In cui apprendiamo che almeno Javier Sotomayor, il miglior saltatore in alto di tutti i tempi, ha invece tempo per lui e incontrarlo a Cuba.

All’epoca i giocatori della Virtus erano ancora dilettanti puri e non giocavano per soldi, almeno fino al 2000. Perciò i viaggi erano tanto apprezzati. Un po’ come portare in vacanza la famiglia. Pagati dai 20 ai 30 sponsor del club, con i quali Gigi faceva il giro del campanello con contributi 1.000 ai 2.000 euro, con gli standard odierni, si riesce a fare una vacanza piacevole in posti come Cuba. E incontrare, come dice Gigi, “le modelle più belle di Cuba”, per esempio, che lo fanno sentire “come il re del mondo”. Gigi scherza e racconta la relazione con una campionessa del mondo di taekwando. Diceva: "Se ti becco con qualcun’altra, ti ammazzo." Lo dice anche lui, come se stesse parlando del tempo. Poi dice della continua voglia di viaggiare: “Chiunque può farlo per un anno. Ma 30 anni... sono come una medicina che ti aiuta a crescere personalmente. È importante per i valori”. I valori aiutano. Anche in campo.

Enrico de Angelis, il punk, dice che non importa che problema hai, basta chiamare Gigi e ci pensa lui. "Anche se hai sbagliato." Forse perché Gigi vuole sempre vincere. Anche con le persone. I suoi ragazzi possono fare quello che vogliono, dice. Ma devono essere lì l'uno per l'altro. Una volta ha ospitato nel suo bilocale una famiglia proveniente dall'Afghanistan. I rifugiati venivano aiutati, inseriti, si allenavano con la squadra. Uno di loro è arrivato in prima squadra. Il portiere Sheikh Sibi viene dal Gambia ed è fuggito dall’Africa e sbarcato a Lampedusa nel 2016 e poi arrivato al Verona. Adesso è un giocatore della Nazionale. Il primo nella storia del club. Se continua così, sicuramente non sarà l’ultima.

Enrico de Angelis, non solo il cantante dei “Los Fastidios”, ma anche il fondatore del gruppo ultra “Virtus Fans”, esistito dal 2006 al 2015, e membro di uno dei suoi gruppi successori, la “Virtus Verona rude firm “, dice, “da soli Per noi partecipare alla Serie C è come vincere la Champions League”. Ed è sicuro che la Virtus arriverà fino alla Serie B grazie a Gigi. Potrebbe comunque allenare qualsiasi club del mondo. Gigi, che all'interno del club non è mai stato messo in dubbio e non ha mai nemmeno preso in considerazione l'idea di lasciare il lavoro, dovesse scegliere, preferirebbe rinunciare al lavoro in panchina. "Un buon allenatore è più facile da trovare che un buon presidente", dice. Vuole lavorare come allenatore per altri otto anni. Poi altri dieci come capo del club. Ma ora: Attacco alla Serie B. Ecco cosa lo spinge.

La scorsa stagione hanno raggiunto almeno i playoff promozione. Una volta conquistato il passaggio del turno, Gigi è diventato virale. Perché il cellulare gli è squillato nel bel mezzo di un’intervista televisiva. La mamma chiama, una grande gioia. Mamma Rina, che abita nel suo stesso palazzo. Che è presente a ogni partita in casa quando sta bene e a ogni ritiro. Che cucinava per la squadra. “Ce l'abbiamo fatta, mamma”, ha detto felice al telefono, davanti alla telecamera.

Quindi ora inizia un nuovo tentativo. La Virtus ha iniziato bene la stagione. Tre vittorie nelle prime tre partite, compresa la leadership in classifica. Adesso, mercoledì sera, a metà settembre, il Vicenza, secondo in classifica, è l’ospite. Le due città distano meno di 60 chilometri, ma per il resto sono mondi separati. Il Vicenza, con 30 anni di storia in Serie A, è la squadra di punta del campionato e ha un budget dieci volte superiore a quello della Virtus, che ingaggia quasi esclusivamente giocatori svincolati. Il Vicenza ha giocatori con tanta esperienza e fantasiose giacche Fila con la scritta "Diesel", il nome dello sponsor. In una tonalità di bianco così brillante e chiara che inizi a dubitare di aver mai veramente visto il bianco in vita tua.

Uno stadio di Serie C deve contenere 1.500 spettatori. Lo Stadio Gavagnin-Nocini, un rettilineo, una curva, può ospitare 1.502 persone. È tutto esaurito quella sera, c'è molto da fare nel settore degli ospiti. Ultras, bandiere da recinzione, bengala e cori. Nella tribuna principale, sedili di plastica apparentemente rigidi su travi di acciaio, le cose sono decisamente più silenziose. Sul posto non era presente nessuno dei 20 membri della “Virtus Rude Company”. Invece è arrivato tutto il quartiere. Chi non ha occhio per tutti gli adesivi di Babelsberg, St. Pauli e Union attaccati qui alle ringhiere? Con gli smartphone si segue quel che sta facendo l'Inter, che gioca con la Real Sociedad San Sebastian. Ma stasera si hanno occhi soprattutto sulla Serie C.

La vittoria per il Vicenza sembra solo questione di tempo dopo i primi 20 minuti. Sembra una squadra all’altezza della fama. Ma la Virtus è sempre più determinata, combatte l’avversario e concentrata sul suo compito. Perché tutti corrono, lottano, urlano uno per tutti, tutti per uno. Sul campo. Perché qui, alla Virtus, non vedi mai un atteggiamento “offensivo” verso il prossimo fuori dal campo. I giocatori della Virtus spingono, attaccano ma non riescono a segnare. In difesa, però, funziona quasi tutto. "La partita perfetta, in cui nessuno sbaglia, finisce 0-0", ha detto Gigi nel pomeriggio. Virtus - Vicenza finisce 1-1. Perché, in fondo, un fallo di mano prima del primo gol della formazione di Verona non viene punito. Perché al Vicenza viene dato un rigore dubbio e lo trasforma.

Dopo il fischio finale, Gigi stringe molte mani, parla in conferenza stampa e, verso mezzanotte e mezza, attraversa la buia strada laterale dallo stadio fino al parcheggio davanti all'ufficio. Ci saluta: stretta di mano e doppio bacio. Destra, sinistra, all’italiana. Non vorresti mai andare via. Ma sai che tornerai.

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